Territorio o prodotto

Territorio o prodotto

Siamo sempre alle prese con l’annoso quesito: conta più il territorio o il prodotto? A mio avviso, ciò che è davvero importante è contestualizzare il prodotto all’interno del suo territorio: ho parlato spesso di territorio, mi sono anche occupato di tradizioni, ora è giunto il momento di dedicare la mia attenzione alla passione. La passione di realizzare il proprio prodotto partendo da quello che la terra offre e grazie a quello che l’esperienza della propria famiglia ha insegnato nel tempo.

L’Enoteca Regionale del Barolo mi ha dato molto in questi anni, prima ero un grande appassionato con una spiccata propensione alla vendita, ora invece ho scoperto che prima di proporre un qualsiasi prodotto bisogna conoscere chi lo fa, come lo fa e soprattutto perché lo fa e non si può fare a meno di contestualizzarlo.

Ho conosciuto e analizzato gran parte dei produttori di Barolo (aderenti all’enoteca e non solo), per capire di cosa parlo ogni giorno e ho scoperto un mondo fatto di arte, di esperienza e soprattutto di passione: è bello appurare quanto attaccamento ci sia in queste zone da parte dei produttori rispetto alla propria terra; per mantenere alto il livello della qualità, di quella che nasce in vigna, ovvero la migliore palestra del vino, occorre effettuare attente analisi di ognuno dei molteplici parametri qualitativi, senza commettere errori di valutazione. Il nebbiolo, vitigno difficile, necessita di una mano presente e di un terroir perfetto per poter crescere; inoltre diventa fondamentale praticare al momento giusto e nel modo più indicato i diradamenti (una volta cresciuti, tagliare via i grappoli non perfetti, in modo che la forza si concentri in pochi frutti): meno quantità certo, ma altissima qualità!Questo è un altro di quei termini che si sentono spesso pronunciare quando si parla di DOCG e DOC (queste denominazioni esistono per garantirla), ma attenzione: NON è l’unica qualità esistente! Ve n’è un’altra ben più importante, e cioè quella creata con la passione e l’esperienza di chi sa di cosa ha bisogno la pianta per produrre un’uva di livello e da chi adotta i giusti accorgimenti in cantina.

Un buon risultato non può che essere un vino perfetto. In Piemonte esistono attualmente 16 DOCG e 42 DOC, ed è curioso notare come un gran numero di DOCG (Diano d’Alba, Ovada, Roero Arneis, Asti, Moscato d’Asti, Barbaresco, Barolo, Gavi, Acqui, Dogliani, Erbaluce di Caluso, Ruchè di Castagnole Monferrato) si facciano utilizzando un solo vitigno; le differenze di prodotto finale sono frutto delle straordinarie qualità ottenute in vigna: se l’annata va male certi vini rischiano addirittura di non essere prodotti. Sta proprio in questo la vera territorialità di questa regione, insieme al non convenzionale rispetto dei produttori in riferimento alle condizioni climatiche della stagione e alla loro consapevolezza del fatto che un’annata debba comunque essere diversa da quella passata, e che quindi il prodotto varia di anno in anno. Infatti, spesso ci si ritrova, con soddisfacenti differenze, a fare degustazioni comparative di annate diverse dello stesso vino, paragonando con il produttore le peculiari caratteristiche di bouquet, di freschezza e di tannini. Inoltre, ciò che mi colpisce particolarmente del territorio in cui vivo, che comprende tanto le Langhe quanto il Roero, è proprio questo attaccamento concreto, puro, che i produttori hanno verso la loro terra e verso le proprie tradizioni; il migliore appagamento sta nell’avere la possibilità di vederli interagire tra loro.

Le rivalità, soprattutto commerciali, che ci si aspetterebbe di cogliere, sembrano non esistere e l’aria che si respira in queste zone passa un messaggio di forte unità collettiva. E’ molto stimolante, per esempio, andare a visitare le cantine di alcuni produttori, perché spesso accade che prima questi ultimi contestualizzino la loro azienda parlando di territorio, che poi presentino la produzione di tutti i vicini di casa e di vigna e che solo alla fine, inneggino il loro prodotto. Questo è il territorio piemontese che vi invito a vedere, a respirare e a conoscere, soprattutto se ci siete nati e cresciuti: spesso facciamo centinaia di chilometri a cercare grandi risorse e non ci rendiamo conto della grandezza di quelle che abbiamo sotto ai nostri piedi!

Niente di più perfetto che “Country Roads” di John Denver per l’abbinamento musicale!

 

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