Il rilancio del territorio passa attraverso i produttori

Il rilancio del territorio passa attraverso i produttori

Cos’è la qualità? Esiste quella delle denominazioni di origine, c’è la qualità legata alla data di scadenza e poi ce n’è un’altra, quella garantita dal produttore.

Mi è stato chiesto di scrivere di Piemonte, della regione in cui sono nato e cresciuto, in particolare della zona nella quale vivo: le Langhe. Mi è stato chiesto di dire la mia in quanto osservatore e operatore nel campo dell’enogastronomia, ma non è mica così semplice. Intanto la cultura di un popolo si basa sui suoi usi e costumi, e devo dire che se da una parte la mentalità poco aperta alle novità tipica dei piemontesi ha portato nel corso dei secoli a un radicamento delle tradizioni all’interno del territorio, dall’altra ha fatto si che si radicassero certe posizioni contrarie alle sinergie. E’ vero in Piemonte è nato Slow Food il movimento che ha dato vita, promosso, consolidato e protetto dalla modernità, la qualità della ristorazione, le tradizioni locali, prodotti autoctoni,  movimento che ha dato una rispolverata alla nostra regione portando alla creazione di tante belle realtà tra cui l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: ogni anno una miriade di studenti stranieri ci riempiono le città desiderosi di imparare e conoscere il nostro territorio. Tra le altre realtà, una su tutte è Eataly, nata appunto per diffondere la qualità del made in Italy enogastronomico nel mondo.

Ma cos’è la qualità? Ne esistono tante. Esiste quella “politica” delle denominazioni di origine, leggi che certificano il prodotto, con cosa è stato prodotto, e la zona di produzione; c’è la qualità legata alla data di scadenza che deve essere visibile sul prodotto in modo da garantirne l’adeguato utilizzo e poi ce n’è una, quella lì, che in pochi conoscono perché nessun supermercato di made in Italy insisterà sulla sua esistenza, quella garantita dal produttore. E’ unica ed è legata non al dove al quando al come ma è legata al perché. Non si può mettere questa qualità sullo scaffale da gennaio a dicembre, credete forse che i veri formaggi si possano fare tutto l’anno? O che i veri salumi si possano produrre sempre? O che il bollito alla piemontese (come ho sentito dire non credendo alle mie orecchie da uno chef piemontese) sia un piatto sempreverde? Ma forse la vera domanda è: può un prodotto perdere la sua identità o meglio può un prodotto continuare a esistere senza il suo produttore? Può continuare a esistere la ricetta ma se non sarà realizzata con quella testa e con quelle mani la qualità sarà molto diversa!
Altro esempio: possono esistere sullo stesso livello una piadina romagnola fatta per essere confezionata e una fatta sul momento? Credo di no! E allora è inevitabile che molti produttori vengano esclusi da questo giochetto come ad esempio coloro che creano formaggi con un latte solo, quello delle capre che allevano, non rispettando così la dop del luogo che vorrebbe il formaggio prodotto con tre latti diversi…(e trovatemelo il produttore e allevatore di mucche, capre e pecore!!!). La qualità si riduce quindi a essere schiava delle denominazioni, tanto che addirittura il classico Langhe Rosso, che rappresentava il modo in cui il vignaiolo intendeva il territorio e al cui interno esprimeva la sua fantasia,  sta sempre più scomparendo. In questo turbine confusionale di prodotti, in questa giungla di pubblicità e marketing che ci stimolano, sfogliando La Stampa o Repubblica a comprare qualità, ci sembra normale riempire il carrello di quattro cose e svuotarci il portafoglio.

Nell’antica Roma ad esempio, Commodo e Nerone trascinavano il popolo con panem et circenses: è la realtà odierna in cui siamo portati a credere che il vero prosciutto ha quel colore lì, la carne quell’altro; chiudiamo gli occhi e seguiamo il mercante di utopie che ci porta a teatro, a leggere poesie nei boschi, un sacco di personaggi famosi in questi nostri piccoli paesi, ci confonde con una certa cultura e non ci accorgiamo che in realtà riempie il mondo con il suo marchio nascondendosi dietro a una parola, qualità, ma è quella che si è scelto lui basata sul un pensiero personale alimentato a suon di marketing! L’Italia non è questo!!!! Il Piemonte brulica di produttori stufi, esclusi da questi giri di potere, venite a curiosare e vi stupirete di quanta bella autenticità e genuinità non troverete mai in questi supermercati, di quanta gente prima del suo arrivo in langa da 20 anni fa il vino “libero” (c’è una legge del 1995 infatti che introduce l’agricoltura integrata), gente che si dedica con passione e corpo alla vigna, alla presenza o meno di materie prime per creare la vera qualità, alla ciclicità stagionale, un discorso che la multinazionale non seguirà mai non avendone un riscontro economico! Ed è allora a questo punto che bisogna unirsi tutti insieme sfondare il muro di omertà e creare delle sinergie tra chi produce e chi si dedica alla promozione territoriale, gli enti predisposti come ad esempio le enoteche regionali, che in Piemonte sono piuttosto deboli, devono essere messi in condizione di tornare in carreggiata, la qualità la dà il territorio ed è a quest’ultimo che bisogna ridare voce!

H. Lobineau

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