Il food design e il piacere di mangiare anche con gli occhi

Il food design e il piacere di mangiare anche con gli occhi

Il piacere di godere con gli occhi e non solo con il palato si chiama food design: quando il cibo è anche una questione di stile

Il successo di un evento legato al cibo spesso, dipende da molte variabili: location, stile e gusto in primis. Il gusto si sa, non è solo una questione di palato, anzi, ciò che fa la differenza tra un evento dozzinale e una serata di successo sono i dettagli. A memoria, quanti happy hour o cene in piedi ricordate, dove diventava complicato stare in equilibrio sui tacchi, reggere il piatto con la forchetta, prendere i finger food, tenere il bicchiere in mano e stare attenti a non perdere la pochette, il tutto ovviamente ostentando una certa disinvoltura ? Ecco, quando invece i dettagli fanno la differenza, dietro spesso ci sta il concept design di un food designer. Pina Chianese è una giovane architetto food designer, che oltre a coltivare la passione per la cucina, ci spiega come l’idea di realizzare progetti innovativi legati al food che ci rendano più facile e comoda la vita la esalti.

Come nasce la tua passione per il food design ma prima, come nasce il food design?

Ho scoperto dell’esistenza del “food design” cercando informazioni in giro per la rete, ero impegnata nella preparazione della tesi universitaria che aveva a che fare con i prodotti e piatti tipici della mia provincia. È stato amore a primo approccio! Da quella mattina (di quasi sei anni fa) non ho mai smesso di confrontarmi col food, trovo che sia una materia estremamente interessante, plasmabile ed affascinante. Il food design nasce per proporre soluzioni ad esigenze alimentari, che sia una nuova tazza da latte, una confezione di merendine che non sporchi le mani o il concept di un locale, in certo senso siamo tutti food designer…

Passione estetica o anche pratica, ti piace anche cucinare?

Adoro cucinare! Ho appena terminato un corso di cucina amatoriale ed il mio sito è pieno di ricette. Cucinare mi rilassa e mi aiuta molto a conoscere il food in tutte le sue declinazioni, credo che essere una buon food designer sia anche questo.

Qual è stato il percorso professionale che ti ha portato a diventare una food designer, cosa ti appassiona di questo mestiere

Food design | cosedellaltrogusto.itNasco come architetto, lo sono da sempre, da quando da piccola costruivo centinaia di case per le Barbie, senza mai giocarci. Dopo la laurea ho deciso di approfondire la conoscenza del Food Design e ho seguito un master allo I.E.D., nemmeno sapevo bene cosa fosse, ma ero certa che fosse la mia strada. Aprire il mio portale, myfoodesign.com, è stata una diretta conseguenza, un atto spontaneo, volevo farmi conoscere e condividere la mia passione. La cosa che più amo del mio lavoro è sapere che ogni giorno mi confronterò con nuovi progetti e nuovi problemi legati al mondo del food, mi esalta l’idea di risolvere problemi alimentari con le mie intuizioni.

Ti è mai capitato di progettare qualcosa insieme a cuochi?

Durante un workshop di torte nuziali ho progettato una nuova idea di torta che è stata poi realizzata da un team di chef pasticcieri professionisti. L’idea alla base del progetto era la monoporzione e la possibilità di consumare il dolce senza l’aiuto di forchette, coltelli e piattino. Il risultato è stato l’ideazione di una serie di cilindri (in cialda con la base in cioccolato bianco) ripieni di una mousse fruttata. Verificare che le persone trovassero comoda ed innovativa l’idea è stato davvero entusiasmante. Mangiar bene perché è buono o perché è bello? Mangiar bene è un unione delle due cose, un buon piatto preparato con i giusti ingredienti merita una presentazione che sia all’altezza.

È importante gustare prima con gli occhi e poi con il palato, ma a volte l’eccesso di forma può togliere piacere alla sostanza?

Per esser vero dovrebbe mancare completamente la sostanza ed esser presente unicamente la forma.

Io credo che la bellezza della presentazione di un piatto sia un atto d’amore per se stessi e per gli altri, oltre che il rispetto per quello che si presenta. Lo studio di un piatto contempla anche quello degli ingredienti e delle loro caratteristiche e averne riguardo è essenziale, non trovi?

  1. questa ragazza farà grandi cose 🙂

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  2. E pensare che quando lo dicevo io che avrebbe fatto grandi cose non ci credeva nemmeno lei…ahhh questi giovani d oggi vogliono tutto e subito.
    purtroppo fino a che non troverò un nuovo modo per dirlo, mi toccherà essere ripetitvo:COMPLIMENTI!
    P.S.:
    e scommetto che, dovunque sarà, c è qualcuno che è fiero di te 😉

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