Marmellata di Pace

Marmellata di Pace

Nella Bosnia dilaniata dalla guerra si torna alla convivenza civile anche grazie al cibo: i lamponi per la pace

Dolce, vellutata, colore lucido, profumo intenso, ma non solo: ci sono anche storia, cultura e valori arabi, musulmani e cristiani, addirittura il profondo significato della parola Pace tra le proprietà organolettiche della marmellata ai lamponi prodotta a Bratunac.

Il cibo è cultura, un concetto tanto banale da essere vero. Ma la cultura non è solo tradizione perché è imbevuta di storia, di tante storie, le storie di oggi oltre che quelle di ieri. In questo caso storie di pace.

Oggi a Bratunac, Ex Jugoslavia, il cambiamento positivo della storia si concretizza nella produzione di confetture prodotte con frutti di bosco coltivati e raccolti sul territorio. All’interno di un laboratorio di dimensioni medio-piccole una ventina di donne di origine musulmana e serba, etnie divise nei decenni scorsi da una guerra fratricida tanto insensata quanto cruenta, danno vita ad un prodotto d’eccellenza, il riscatto da un lungo incubo. Il progetto è stato battezzato col nome “Lamponi di Pace”.

Marmellata ai lamponi dalla ex-jugoslavia | cosedellaltrogusto.itLa “Zemljoradnicka Zadruga Insieme Bratunac” (Cooperativa Agricola Insieme di Bratunac) nasce nel maggio 2003 da un’idea di ICS Bosnia Cooperazione, con il sostegno di una ONG italiana, l’ACS (Associazione di Cooperazione allo Sviluppo), e di altre due associazioni italiane (Agronomi Senza Frontiere e Associazione per la Pace Padova -Verona) e la supervisione di Ilario Ioriatti, un tecnico esperto nella coltivazione dei piccoli frutti e nella gestione di cooperative di produttori.

Il progetto nasce dall’aggregazione di produttrici e produttori serbi e musulmani e si propone di sostenere la ripresa economica del territorio come precondizione per la rinascita del dialogo tra le comunità residenti.

La Cooperativa sostiene i produttori nella fase di coltivazione, raccolta, conservazione e vendita dei frutti e dei prodotti trasformati, ottenendo condizioni migliori sul mercato così da aumentare il reddito delle aziende consorziate. Fondata nelle difficili condizioni della ripresa della vita e del ritorno a casa dei profughi e delle profughe, la Cooperativa è passata dai 10 soci fondatori agli attuali circa 400; un fatto altamente significativo poiché la struttura interetnica della Cooperativa viene sempre più riconosciuta come la risposta diretta ai bisogni dei suoi associati, tanto sul piano della produzione quanto su quello della convivenza civile tra popoli.

Ho conosciuto questa bellissima realtà l’anno scorso, seguendo un corso sulla Cooperazione proposto dalla ACS di Padova. E ovviamente ho anche gustato la sorprendente marmellata di lamponi!

Attualmente in Italia non si trova in vendita nei classici circuiti commerciali ma è importata e distribuita tramite l’associazione ACS, ma si sta però lavorando al fine di farle arrivare al più presto sugli scaffali dei negozi tradizionali, a partire da quelli del Commercio Equo, da sempre sensibile al risvolto sociale dei prodotti alimentari e artigianali proposti.

  1. Complimenti per l’articolo e per il prodotto. Questo è l’esempio perfetto delle cose “buone” che soddisfano la bocca, ma soprattutto il cervello e il cuore.

    Reply
    • In effetti…tutti i nostri organi sono collegati…e le cose che si sentono “con la pancia”…non sono solo quelle che mangiamo!

      Reply
  2. Ottimo esempio per un migliore futuro del piopolo Bosniaco.

    Reply
  3. Articolo eccellente per un tema altrettanto interessante. Mi auguro vivamente che l’iniziativa sia il trampolino di lancio per l’intera economia del Paese, poiché credo che questo popolo, grazie alle sue qualità, possa offrire più di quanto immaginiamo.

    Reply
    • Si Veronica, io ho avuto la fortuna di poter visitare posti stupendi quali Sarajevo e ti assicuro che la voglia di andare oltre si sente e si vede in tante cose.

      Reply
  4. Giusy Torrisi 26 marzo 2012, 12:17

    In un luogo in cui gli uomini si sono impegnati in rovinose guerre fratricide ora le donne si impegnano a produrre una cultura di pace in cui sapere, sapienza e sapore si sintetizzano dolcemente raggiungendo un successo che non e’ solo umano e morale, ma anche economico. Le differenze etniche e religiose si conservano e si superano in questa efficace dimostrazione che l’economia e’ piu vantaggiosa per tutti se praticata secondo principi e finalita’ in accordo con l’etica. Cedo al mio orgoglio femminile, devo dirlo per forza: dove ci sono donne di buona volontà la creatività ed il successo sono sempre garantite ;-)

    Reply
    • In effetti la storia ci insegna che quasi sempre durante e dopo le guerre le donne si diano date da fare per rimettere in sesto le cose, in più nel mio viaggio a Sarajevo mi son imbattuto in sguardi di Donne disarmanti, pieni di vita, coraggio ed entusiasmo!

      Reply
  5. Giovanna Malta 29 marzo 2012, 21:53

    Se “il cibo è cultura”, questa marmellata sembra essere qualcosa di più:è vita, è coraggio, è …pace. Complimenti a chi la produce, a chi la sostiene e a chi l’ha raccontata a noi…

    Reply
  6. davvero interessante, esempio da seguire…

    Reply
  7. Una bella storia davvero! Quando acquisto equo solidale tendo a pensare alle storie di sofferenza e poi di riscatto che questi prodotti rappresentano. Cercherò questa marmellata. DEVE essere buona …..

    Reply

Leave a Reply

Your email address will not be published.