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I maritozzi romani. Quando l’amore incontra il sapore

I maritozzi romani. Quando l’amore incontra il sapore

 

 

A chi non piacciono i Maritozzi?

La loro nascita risale addirittura all’Antica Roma. Si voleva impreziosire il pane con ingredienti dolci come il miele, l’uva passa ed altra frutta in occasione di alcune festività.

L’usanza proseguì e fu nel Medioevo che questi piccoli pani dolci divennero l’alimento più adatto a tollerare l’astinenza nel periodo di Quaresima.

Tuttorai Maritozzi si legano a questo periodo ma sapete perché si chiamano così?

L’origine del termine è ovviamente popolare, infatti Maritozzo è uno spregiativo di marito (e anche un modo di dire scherzoso).

Nell’Ottocento il primo venerdì di Marzo, i fidanzati usavano offrirne uno alle loro promesse spose.

La forma del Maritozzo è molto cambiata nel corso degli anni perché spesso questi panini dolci celavano un anello o un altro piccolo gioiello.

Quindi furono ovali e poi a forma di cuore o guarniti da bianche colombine di zucchero.

Il Maritozzo, prima del boom delle merendine, era senza dubbio il Buondì del passato amato e apprezzato molto dai bambini per il loro spuntino pomeridiano. Il Maritozzo insomma è un dolce apprezzato a Roma al punto che esiste il poeta romando Adone Finardi ne ha fatto il protagonista di un piccolo Poema.

Un amore che si trova anche nel numero di ricette che lo ritraggono.

Esistono I Maritozzi di Quaresima, impastati con olio; quelli al Burro, più piccoli dei tradizionali e più morbidi. I Maritozzi uso fornaio, panini arricchiti di uvetta, pinoli e canditi e quelli fini di pasticceria, che richiedono una lavorazione più complessa come ci spiega Ada Boni nel suo celebre libro Il Talismano della Felicità del 1927.

Di seguito riporto la versione per la Quaresima…

 

Ricetta

 

250gr di Farina,

3 cucchiai di zucchero,

1 uovo,

30gr di zibibbo,

20gr di pinoli,

40gr di scorze d’arancia candita,

1 panetto di lievito di birra o 50 gr di pasta da pane lievitata,

½ bicchiere d’olio extravergine d’oliva,

sale q.b.

 

Procediamo

 

Impastare a lungo la pasta da pane (o il dado di lievito) con 50 gr di farina, un uovo, un cucchiaio di olio e un pizzico di sale.

Coprire l’impasto e farlo lievitare in un luogo tiepido.

Metterlo poi sulla spianatoia e amalgamarvi il resto della farina, lo zucchero, 50 gr di olio, un pizzico di sale e poca acqua tiepida per ottenere un impasto piuttosto morbido.

Lavorando a lungo incorporarvi lo zibibbo fato rinvenire in acqua tiepida, strizzato e infarinato, i pinoli e la scorza d’arancia candita a pezzetti.

Dividere infine la pasta in pezzi grandi come un uovo formando dei panini ovali. Allinearli su una teglia unta, coprirli con un tovagliolo e farli crescere finché avranno raddoppiato il loro volume.

Cuocerli in forno già caldo a 200° per una decina di minuti, quando saranno dorati, spennellarli rapidamente con uno sciroppo ottenuto facendo bollire un paio di minuti 2 cucchiai di zucchero con uno di acqua.

Rimettere i Maritozzi in forno per 2 minuti affinché la glassa si asciughi.

Una volta sfornati sarà un gioco da ragazzi finirli, potete scommetterci!

Buon Maritozzo a tutti.

 

Ps. Ah, quasi dimenticavo…a Roma, almeno in questo secolo, il Maritozzo per eccellenza è quello con la Panna. Quindi sfornate, spaccate in due, e infilateci dentro un bel po’ di panna appena montata…scoprirete che il Paradiso è in terra.

maritozzo.panna

 

(fonte: Er mejo de la  cucina romana – Lejla Mancusi Sorrentino)

 

 

 

 

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